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mercoledì 8 giugno 2011

Appello URGENTE dalla Valsusa

Carissimi
la situazione in Valsusa sta diventando veramente delicata: a questo punto è molto probabile nei prossimi giorni (o prossime notti) una prova di forza voluta dal governo, da partiti di maggioranza e di minoranza, dall'associazione degli industriali di Torino e chissà da quanti altri. Il nuovo sindaco di Torino, Fassino, incontrerà domani Maroni sul problema TAV e gli chiederà "di fare i passi necessari per l'avvio del cantiere". Quali siano questi passi è facile immaginare, viste le posizioni assunte dal PD torinese.

Vi proponiamo un appello urgente di solidarietà con la Valsusa: fatelo girare più che potete, in rete, sui giornali locali, tra i vostri contatti; dateci la vostra adesione e chiedete l'adesione di tanti singoli cittadini, associazioni, esponenti del mondo della cultura... insomma, fate voi.
Vi allego l'appello. Lo trovate anche su www.notavtorino.org con le informazioni per aderire: per il momento potete inviare un email a postmaster@notavtorino.org con oggetto"valsusa" e indicare il vostro nome (se l'adesione è a titolo personale) oppure l'associazione/comitato/
movimento/ecc. per cui date l'adesione.

La Val di Susa è pronta a rispondere a questa ennesima provocazione come ha sempre fatto: con migliaia di persone, in modo pacifico ma assolutamente determinato. Impedire l'installazione di questo primo cantiere è oggi il nostro primo obiettivo, domani vedremo.
Ricevere molta solidarietà e tantissime adesioni al nostro appello ci può essere di grande aiuto.
E chi può venga al presidio della Maddalena di Chiomonte
Un abbraccio
    Ezio (Comitato notav Torino)

domenica 5 giugno 2011

Novità

Vi ricordate gli esponenti della provincia del sulcis-iglesiente?
Quelli che propongono ogni volta di spostare i radar in zone militari?
In particolare il consigliere Cau vorrebbe spostare quello di
Capo Pecora nella colonia penale di Is Arenas, in comune di Arbus,
per irraggiare detenuti e guardie (lo aveva detto anche al consiglio
comunale di Fluminimaggiore di due lunedì fa).
Ebbene LE GUARDIE CARCERARIE DI IS ARENAS INSORGONO e sposano
in pieno le tesi dei comitati no-radar: "no radar militari ne
a Is Arenas ne altrove" (vedi l'articolo della nuova qui di seguito),



da : La Nuova Sardegna Sabato 4 Giugno 2011
 
«Un radar a Is Arenas? Proposta senza senso»
 
Levata di scudi tra la polizia penitenziaria

ARBUS. Pazza idea, quella di Marco Cau, consigliere della Provincia Carbonia-Iglesias, d’installare, da parte della Guardia di Finanza, un radar “anti scafisti” nel territorio della casa di reclusione di Is Arenas. La proposta portata in Consiglio dall’esponente sulcitano, che ha compiuto un blitz in “casa d’altri” essendo Is Arenas nel Medio Campidano, ha fatto insorgere il personale dell’istituto penale. Al delegato della Fp-Cgil polizia penitenziaria, Sandro Atzeni, è stato affidato il mandato di portare nelle sedi competenti un secco e motivato «non se ne parli neppure», contenuto in una dura nota sindacale. «Se proprio se ne vuole occupare - dicono in sintesi gli agenti penitenziari e il personale civile di Is Arenas -, il consigliere Cau trovi un’area per il radar nel territorio di sua competenza amministrativa». La zona prescelta dalla GdF per il radar è Capo Pecora, zona di confine fra le province del Medio Campidano (Arbus) e Carbonia-Iglesias (Fluminimaggiore). In quest’ultimo comune sono scattate immediamente le proteste e Cau se ne è fatto paladino, proponendo in alternativa Is Arenas.
«Siamo contrari all’installazione del radar a Capo Pecora, a Sant’Antioco, a Is Arenas e in qualunque altro parte delle coste della Sardegna - è detto nel comunicato sindacale -. Il territorio della casa di reclusione ha un elevato valore ambientale e paesaggistico, è stato preservato negli anni dalle speculazioni edilizie grazie alla presenza dell’istituto penale. Siamo pronti alla mobilitazione per continuare a difenderlo».
 

Altre news:

Negli incontri sui radar che abbiamo tenuto nei vari siti interessati
(S. Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e L'Argentiera) s'è potuto
notare come ci sia ancora chi dubita degli effetti nocivi delle onde
elettromagnetiche in generale e delle microonde in particolare.
Spesso vien posta la domanda: "e allora i cellulari"?
Su questo negli ultimi giorni si è registrata un'importantissima
novità. Al termine di un convegno scientifico che si è tenuto
a Lione dal 29 al 31 Maggio, anche l'IARC (L'agenzia internazionale
sulla ricerca sul cancro, una costola dell'organizzazione mondiale
della sanità WHO, agenzia ONU)ha ufficialmente classificato le
ONDE ELETTROMAGNETICHE DI ALTA E ALTISSIMA FREQUENZA come
“carcinogenic hazard”, ovverossia POSSIBILI CANCEROGENI
per l'uomo (categoria 2B), il risultato è in via di
pubblicazione sul rapporto 102 dell'agenzia.
Devo aggiungere che è la prima volta che i prudentissimi
esponenti dell'IARC si esprimono sui campi elettromagnetici
di alta frequenza (lo avevano fatto solo per quelli di bassissima
frequenza nel rapporto 80.
L'elemento che gli ha spinti a esprimersi finalmente
con chiarezza è stata proprio
un'EVIDENTE CORRELAZIONE tra L'USO FREQUENTE DEL CELLULARE
e L'INSORGENZA DI ALCUNI TUMORI DEL CERVELLO PARTICOLARMENTE
AGGRESSIVI (gliomi e neuroma acustico).
Con buona pace di chi ancora sostiene che le microonde sono innoque.
Un breve servizio televisivo sull'argomento lo trovate ad esempio su:
http://tv.repubblica.it//tecno-e-scienze/allarme-oms-cellulari-potenzialmente-cancerogeni/69751?video=&pagefrom=1
per i più curiosi la monografia 102 dell'IARC, attualmente in preparazione,
dovrebbe essere disponibile appena pubblicata assieme alle altre, nel sito:
http://monographs.iarc.fr/

giovedì 2 giugno 2011

Contro il radar a Tresnuraghes

Aggiornamenti Tresnuraghes

Mercoledě 1 giugno, si è tenuta a Ischia Ruja la riunione dei sindaci
dell'Unione dei Comuni della Planargia e del Montiferru. Tutti i comuni erano
presenti con i loro gonfaloni e hanno adottato all'unanimitŕ una mozione che
esprime la netta contrarietŕ di tutto il territorio all'installazione dei radar.
La mozione contiene anche un appello formale alla giunta regionale sarda,
affinchč si faccia carico della difesa dei territori e intervenga per risolvere
il problema.

mercoledì 1 giugno 2011

Un’epidemia di radar


1 giugno 2011
Stefano Deliperi*
Sono spuntati come funghi dopo la pioggia.   Sono i progetti di radar della Guardia di Finanza lungo le coste occidentali della Sardegna. Quasi un’epidemìa. Da Capo Sperone (S. Antioco) alla costa di Capo Pecora (Fluminimaggiore), dal litorale di Tinnias (Tresnuraghes) all’Argentiera (Sassari). Dalle poche informazioni disponibili, appaiono inseriti in un ambito operativo molto più vasto, di ampliamento del “sistema radar di sorveglianza” attualmente già un uso lungo le coste del basso Adriatico.  Altri, fra le polemiche, sono in progetto a Sciuranti e Salanare, nella riserva naturale Otranto-S.Maria di Leuca-Bosco di Tricase (Gagliano del Capo, LE), a Capo Murro di Porco-Plemmirio (Siracusa), da dove però – grazie alle pressioni del Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana) – sembra che sarà delocalizzato. Di che cosa si tratta?  Il radar (progetto Capo Sperone, gli altri dovrebbero avere caratteristiche similari) prevedrebbe tralicci alti mt. 36, piattaforme in calcestruzzo, shelter, cabine per apparati di trasmissione e servizi connessi e rientrerebbe in un programma prevedente la realizzazione di n. 5 radar EL/M-2226 ACSR (Advanced coastal surveillance radar) prodotti dalla Elta Systems, società controllata dalla Israel Aerospace Industries ltd, con fondi comunitari P.O.N. asse 1.2 (Fondo europeo per le frontiere esterne, programma quadro sui flussi migratori 2007-2008). 
I relativi lavori (importo complessivo pari a euro 5.461.700,00) sarebbero stati appaltati, senza gara pubblica (in quanto sarebbe unico il soggetto in grado di realizzarli), in favore della Almaviva s.p.a. (Roma), società fra i più rilevanti fornitori di forze armate e forze dell’ordine. I motivi ufficiali di quest’epidemìa di radar risiederebbero nell’avvistamento rapido delle imbarcazioni di clandestini, ma – senza scomodare l’uso dei satelliti – riesce proprio difficile pensare che qualche pazzo di clandestino partito magari da Annaba (Algeria) voglia entrare nella fortezza Europa sbarcando sotto le alte falesie dell’Argentiera.
Le procedure seguite appaiono del tutto similari: richiesta da parte della Guardia di Finanza alle strutture periferiche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, convocazione di conferenze di servizi per la localizzazione di opere d’interesse statale (art. 3 del D.P.R. n. 383/1994), comunicazione di inizio dei lavori e avvìo del cantiere. Questa, ad esempio, la procedura seguita per il progetto radar di Capo Sperone. L’area, sul mare, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ai sensi del piano paesaggistico regionale (D.P.Re. n. 82 del 7 settembre 2006), mentre è classificata zona “H-salvaguardia” nel vigente P.U.C. di S. Antioco.      Dopo una prima conferenza di servizi tenutasi nel dicembre 2010, nella successiva del 10 gennaio 2011 sono stati acquisiti pressoché tutti i pareri necessari (alcuni condizionati, fra cui quello della Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari in tema di tutela paesaggistica). Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna – Sede coordinata di Cagliari (nota n. 1361 del 15 febbraio 2011) ha comunicato la raggiunta intesa per la localizzazione di opere di interesse statale alle Amministrazioni pubbliche competenti riguardo la realizzazione del detto radar.
Tuttavia non risultano verificati preventivamente i campi elettromagnetici producibili dall’impianto, aspetto ancor più grave in quanto trattasi di area di rilevante interesse anche turistico, sovrastante le uniche spiagge balenabili del territorio comunale. Inoltre, il progetto del radar rientra nel sito di bonifica di interesse nazionale – S.I.N. (D.M. Ambiente n. 468/2001) perimetrato con D.M. Ambiente 12 marzo 2003 e gli interventi in aree S.I.N. devono essere preventivamente autorizzati dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare previ specifici piani di caratterizzazione (art. 252 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) ai fini delle opportune e necessarie bonifiche e risanamenti ambientali. Inoltre, con deliberazione Giunta regionale n. 36/22 del 4 novembre 2010 è stata concessa un’area in comodato per la realizzazione delle opere, però l’individuazione specifica dell’area è avvenuta soltanto in data 10 febbraio 2011 da parte del Servizio centrale demanio e patrimonio, non potendo consentire alle Amministrazioni Pubbliche partecipanti alla conferenza di servizi svoltasi in data 10 gennaio 2011 di esprimere un parere compiuto e scevro di dubbi e imprecisioni. Dopo la scoperta di progetti e cantieri, alle decise proteste sollevate da residenti e comitati locali, seguite dall’occupazione dei siti prescelti, fa da specchio l’ignavia della Regione autonoma della Sardegna (dagli atti disponibili i pareri delle sue strutture risultano invariabilmente positivi e piuttosto sbrigativi) e la contraddittorietà delle Amministrazioni comunali.  Infatti, se da un lato vi sono stati Comuni – come S. Antioco – che si sono limitati ad esprimere un parere positivo, meramente sotto il profilo urbanistico, “a condizione che siano escluse opere che possano danneggiare l’ambiente, siano escluse palificazioni per alimentazione elettrica” in sede di conferenza di servizi (10 gennaio 2011), altri – come Tresnuraghes – hanno espresso parere positivo con sensibili apprezzamenti (“volumi tecnici … tali da non incidere negativamente sullo stato dei luoghi e sulla qualità paesaggistica del contesto”, vds. nota n. 6622 del 14 dicembre 2010).
Sostanzialmente inutili le recenti riunioni fra rappresentanti istituzionali per trovare una soluzione concordata. Abbastanza isolate le prese di posizione dei politici sardi: un’interrogazione consiliare è stata presentata dalla consigliere regionale indipendentista Claudia Zuncheddu sul progetto del radar di Capo Sperone e due interrogazioni parlamentari da Caterina Pes e da altri deputati del P.D. sui vari progetti. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato – dopo la  richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti del 28 marzo 2011 – un ricorso (17 maggio 2011) alla Commissione europea e alle Amministrazioni pubbliche nazionali, regionali e locali competenti riguardo l’installazione del potente radar presso la storica struttura di segnalazione e avvistamento oggi in rovina de Il Semaforo di Capo Sperone. 
Coinvolti anche il Ministero dell’ambiente, il Ministero per i beni e attività culturali, l’Assessorato regionale dell’urbanistica, la Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari, la Soprintendenza archeologica di Cagliari, il Servizio regionale tutela paesaggistica, il Comune di S. Antioco, l’A.R.P.A.S., il Corpo forestale e di vigilanza ambientale.  Informata anche la competente magistratura. Come andrà a finire? 
E’ proprio necessario questo muro di radar per difendere la fortezza Europa o rende soprattutto felici i conti in banca delle società interessate?
*Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico