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venerdì 13 gennaio 2012

KEYNESISMO MILITARE?

MENTRE I PROLETARI GRECI TIRANO LA CINGHIA,
I PAPPONI DELL’INDUSTRIA MILITARE FANNO NUOVI AFFARI.
Con buona pace dei redivivi keynesiani, il governo greco non getta tutti i quattrini nel girone infernale della speculazione finanziaria, ma un pochino li destina a un settore produttivo, forse un dei pochi che tira, quello militare.
Circa 3,9 miliardi vanno per 60 Eurofighter, altri 4 miliardi sono per le fregate Made in France e infine 400 milioni per le motovedette, sempre più utili per «scoraggiare» i flussi migratori via mare. Per la modernizzazione della flotta greca, è previsto uno stanziamento altrettanto imponente. Intanto devono arrivare due sottomarini di fabbricazione tedesca.
Per ora, la fanteria si accontenta di poco, chiede solo un po’ di munizioni per i carri pesanti Leopard. Per ora aspetta che arrivino gli elicotteri Apache, di fabbricazione americana.
E intanto, zitta zitta, l’industria bellica tedesca si prepara a far la parte del leone, quando, in marzo, verrà stanziata la seconda tranche di «aiuti» alla Grecia (80 miliardi).

Un anno di guerra

Il 29 dicembre, è stato pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” il Decreto Legge n. 215 sul finanziamento delle missioni militari, approvato nel Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2011. Per la prima volta le missioni militari sono state finanziate per l’intero anno, il 2012, dal 1° gennaio al 31 dicembre, e non per ogni semestre.
La ricetta per uscire dalla “crisi” è molto chiara: la guerra.
In tanto si scopre che per 15 giorni, dal 1° ottobre al 15 ottobre 2011, la missione italiana in Libia (caratterizzata dai maggiori bombardamenti che Lo Stato abbia realizzato dalla Seconda Guerra Mondiale) non era finanziata, il rapporto economico dei militari in missione non in regola, la missione non autorizzata da nessuno, ma, come testimoniano due resoconti settimanali pubblicati dal sito del Ministero della Difesa, il governo ha partecipato alle operazioni militari con personale, mezzi e soprattutto con 7 basi aeree che hanno ospitato 120 aerei stranieri.
Ora questo decreto toglie per 12 mesi ogni problema a un eventuale prossimo governo che potrebbe succedere a Monti. Tutti d’accordo.
Il PD fa finta di scoprire lo “spreco degli F-35” di cui in passato ha sempre sostenuto l’acquisto. Intanto il governo Monti, appoggiato in maniera determinante da parte del centro-sinistra, ha fatto ciò che nessun governo aveva fatto: finanziare le missioni di guerra per l’intero anno.

domenica 8 gennaio 2012

da La Nuova Sardegna, 4 gennaio 2012


Carloforte, mentre riparte la mobilitazione contro l’installazione dei radar. Ambiente, nasce l’eco sportello.
CARLOFORTE. Nasce l’eco-sportello per dare informazioni ambientali e raccogliere le istanze dei cittadini, come quelle relative ai radar che dovrebbero essere in istallati a Capo Sandalo, nella foto di Lo ha istituito nei giorni scorsi il Comune di Carloforte, in collaborazione con il Gruppo di Intervento Giuridico e gli Amici della Terra, che ha attivato un apposito ufficio al secondo piano municipale (aperto al pubblico ogni lunedì mattina, dalle 9 alle 12), oltrechè un apposito link sul sito web comunale (all’indirizzo: comune.carloforte.ca.it) ed una email (ecosportellocarloforte@gmail.com). Il nuovo servizio ha l’obiettivo di divulgare le informazioni relative alle tematiche ambientali di interesse per l’isola di San Pietro: quali le energie rinnovabili, il risparmio energetico e la raccolta differenziata. Ma potranno essere inoltrati anche quesiti e segnalazioni dei cittadini in materia di ambiente e sostenibilità. La presenza delle associazioni ecologiste Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra, negli ultimi anni si è fatta particolarmente sentire a Carloforte, con l’obiettivo di fornire un supporto tecnico in materia ambientale e denunciare episodi di abusivismo edilizio, inquinamento e deturpazione del paesaggio. Di recente, anche attraverso la mobilitazione di un comitato cittadino, è stata ribadita la contrarietà all’installazione di due radar (a cura di Guardia Costiera e Guardia di Finanza) presso il faro di capo Sandalo. Mancando fino a questo momento le procedure di valutazione ambientale ed autorizzative, le associazioni ambientaliste si sono rivolte agli enti competenti, auspicando un pronto intervento per evitare l’installazione dei radar in zone protette dell’isola di San Pietro, ancora selvagge e ricche di biodiversità.

venerdì 6 gennaio 2012

da disinformazione.it

"Chi vive entro due chilometri rischia tumori del sangue" 
Parla Livio Giuliani, il responsabile dell'Unità Radiazioni dell'Ispesl Livio Giuliani è il responsabile dell'Unità radiazioni dell'Ispesl, l'Istituto superiore per la prevenzione e per la sicurezza del lavoro, incaricato di rilasciare il nulla osta per l'installazione di nuovi impianti.
Dottor Giuliani, le antenne sono pericolose? 
«Bisogna distinguere tra basse frequenze, che sono quelle degli elettrodotti, e le alte frequenze, per la radiotelevisione e i cellulari. Nel primo caso, la ricerca è arrivata a risultati conclusivi: quando le emissioni sono superiori a 0,4 microtesla, raddoppia il rischio di leucemia infantile. Teniamo presente che il limite della nostra legge ormai superata è di 100 microtesla».
Cosa succede con le antenne per le televisioni e i telefonini?
«Studi compiuti in Australia e in Inghilterra hanno provato che per le persone che vivono entro 2 chilometri dalle torri di emissione elettromagnetica aumenta il rischio di tumori del sangue e del sistema linfatico».
La situazione delle torri australiane o inglesi è assimilabile a quella dei siti romani?
«Le torri hanno una potenza da 10.000 kilowatt. Le antenne Rai e Mediaset a Monte Mario sono di quell'ordine di grandezza, anche gli impianti a Monte Cavo e a Santa Palomba».
Oltre a studi epidemiologici, cioè basati sull'evidenza delle malattie, ci sono anche studi sperimentali, cioè di laboratorio? 
«In Australia hanno lavorato con topi geneticamente modificati per ammalarsi spontaneamente di linfoma. La manipolazione è stata fatta per accelerare i tempi dell'esperimento. Metà di questi topi sono stati sottoposti per 18 mesi ad una radiazione identica a quella emessa da un antenna per gsm, mezz'ora la mattina e mezz'ora il pomeriggio. Ebbene, alla fine dei 18 mesi si è visto che nei topi esposti la probabilità di ammalarsi di tumori era aumentata del 240 per cento. Ora io mi appresto a coordinare un esperimento analogo finanziato dal ministro della Sanità su  4500 topi stavolta non manipolati. Per questo motivo lo studio richiederà un tempo maggiore, cinque anni».

Tratto da La Repubblica 11-9-2000



Nuovo caso di allarme nell'esercito: 69 soldati addetti ai radar militari si sono ammalati di cancro tra il 1976 e il 1996. Ma potrebbe essere solo la punta di un iceberg: furono esposti 900 uomini.
BERLINO -  Sessantanove malati di cancro, di cui 24 già morti, e forse si tratta solo della punta di un iceberg. Un autentico bollettino di guerra giunge dalla Germania, questa volta però sotto accusa non sono i proiettili all’uranio impoverito, ma normalissimi radar militari. Finora, almeno ufficialmente, ritenuti innocui. A lanciare l’allarme è stata il secondo canale televisivo pubblico “Zdf”: l’emittente cita uno studio - in un primo tempo negato, poi confermato dallo stesso ministro della Difesa Rudolf Scharping - che dimostra scientificamente come nel corso di 25-30 anni i militari addetti ai radar siano stati esposti, senza alcuna protezione, a raggi X, un “sottoprodotto” dei raggi emessi dal radar. I risultati sono gravi danni alla salute dei soldati, i sessantanove casi rintracciati sono soltanto un campione, complessivamente il numero di militari esposti in questi anni alle radiazioni si aggira intorno alle 900 unità. L’età media delle morti di cancro - si parla di leucemia, tumori cerebrali, cancro ai nodi linfatici, carcinomi polmonari - è di soli 40 anni. 

Secondo lo studio citato dalla “Zdf”, già alla fine degli anni Cinquanta la Bundeswehr era al corrente dei rischi per i soldati, ma non aveva mai preso alcuna  misura di protezione. Ancora negli anni Novanta i valori massimi sono stati superati ad esempio nel sistema di difesa Patriot.

“Con sicurezza - si legge nello studio - si può affermare che le soglie di tolleranza massima sono state ampiamente superate. I soldati non sono stati né informati né protetti”. Secondo la “Zdf” lo studio era già da due anni in possesso delle autorità militari, che però l’avevano tenuto sotto chiave.

Una pesantissima accusa, cominciano a fioccare le denunce degli ex milari danneggiati. Il primo è l’ex sottoufficiale addetto ai radar Peter Rasch, oggi cinquantanovenne, che negli anni Sessanta si ammalò 39 volte in soli quattro anni, i medici non riuscirono mai a trovare le cause. Più tardi al sottoufficiale fu scoperto un tumore al polmone, fortunatamente guarito da una tempestiva chemioterapia. Rasch ha in mano documenti che dimostrano che già nel 1958 il suo posto di lavoro era stato ispezionato dalle autorità locali, raccomandando ai vertici militari di porre protezioni di piombo intorno alle apparecchiature. Ancora nel 1992 una misurazione aveva rivelato valori 15 volte superiori ai livelli di guardia.
Il ministro Scharping ha ammesso l’esistenza dello studio: “Il numero dei casi registrati è davvero drammatico” - ha detto. Scharping ha chiesto che i tempi dei tempi brevi per i risarcimenti, ma ha difeso il suo dicastero: “Già nel 1962 - ha detto - furono diramate istruzioni di protezione, riprese dalla Nato nel 1978 e solo nel 1984 dalle autorità civili”.
Adesso però si pone un dubbio drammatico: gli impianti radar tedeschi sono spesso analoghi a quelli usati in altri paesi della Nato, Italia inclusa. E se anche altrove non fu usata alcuna protezione, il caso tedesco dei radar potrebbe diventare - come già mucca pazza e i proiettili all’uranio - un caso europeo.
Tratto da www.ilnuovo.it (15 GENNAIO 2001, ORE 12:02)

lunedì 2 gennaio 2012

Repressione e controllo sociale: Selex Elsag a Milipol 2011

Selex Elsag, la nuova realtà industriale di Finmeccanica nata pochi mesi fa dalla fusione tra Selex Communications ed Elsag Datamat, ha preso parte a Milipol, il principale evento internazionale dedicato alle aziende internazionali che si occupano dello sviluppo di tecnologie per il controllo sociale, svoltosi presso il centro espositivo Paris Porte de Versailles, a Parigi, dal 18 al 21 Ottobre scorsi.
All’interno del proprio stand Selex ha presentato un sistema (S3I) capace di fornire in tempo reale immagini continue relative alle condizioni di sicurezza di una struttura, grazie all’integrazione di sensori, telecamere e software di controllo. Alcune grandi aziende che operano a livello internazionale, di cui non è stato fornito il nome, hanno dimostrato interesse per l’acquisto di questo tipo di sistema da utilizzare nella protezione delle proprie infrastrutture.
Selex ha presentato anche il prodotto PSS, una soluzione biometrica portatile per il monitoraggio e il controllo del territorio, sviluppata per le agenzie di sicurezza nazionale e per le forze di polizia, e il braccialetto elettronico ESSI&O (Electronic Surveillance System Indoor and Outdoor), un dispositivo di controllo che consente il continuo monitoraggio della presenza di un individuo all’interno di una determinata area.
DIC242011

Selex Elsag: contratto per le comunicazioni satellitari della N.A.T.O.

Selex Elsag (gruppo Finmeccanica) si è aggiudicata un importante contratto per il rinnovo dei sistemi e dell’infrastruttura per le comunicazioni satellitari della N.A.T.O.
L’azienda di Finmeccanica si occuperà di progettare, costruire, collaudare e mettere in esercizio gli aggiornamenti che permetteranno di garantire elevati livelli di capacità ed efficienza operativa. È anche prevista la creazione, in Belgio, di un nuovo stabilimento per le comunicazioni satellitari.
Le stazioni satellitari di terra ad antenna multipla in Belgio e in Italia, e i siti ad antenna singola in Turchia e in Grecia, verranno aggiornati grazie a nuove tecnologie.
Saranno inoltre effettuate attività di formazione e addestramento presso la scuola N.A.T.O. dei sistemi informatici e di comunicazione di Latina.
Phil Robinson, Senior Vice-President di Selex Elsag UK, ha dichiarato: «Il nostro team con base in Gran Bretagna guiderà un gruppo internazionale di fornitori specializzati per mettere a disposizione una capacità potenziata ma affidabile. Essa consentirà significativi risparmi e importanti benefici operativi per l’agenzia N.A.T.O. NC3A nelle sue attività di supporto alle operazioni militari dell’Alleanza in tutto il mondo».

ASSEMBLEA COMITATI NO RADAR SARDEGNA – Cabras 28-12-2011 –



All'assemblea erano presenti esponenti dei comitati NO RADAR di Argentiera, Cagliari, Carloforte, Sant'Antioco,Tresnuraghes e Capo San Marco, di recente formazione, oltre a cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco di Cabras Cristiano Carrus. L'obiettivo dell'assemblea era fare il punto della situazione e pianificare le azioni future dei comitati in maniera coordinata. Graziano Bullegas del comitato di Sant'Antioco ha fatto un breve excursus storico sulla lotta dei comitati, sulla vicenda del ricorso al TAR conclusasi con la rinuncia della Guardia di Finanza ad installare i radar nei siti di Tresnuraghes (per Ischia Ruggia), Sant'Antioco per Capo Sperone, Fluminimaggiore per Capo Pecora e Sassari per l'Argentiera, individuando in alternativa 4 aree militari che sono Capo Caccia ad Alghero, Capo San Marco a Cabras, Capo Sandalo nell'isola di San Pietro e Capo Sant'Elia a Cagliari. La partecipazione di un comitato di recente formazione e la presenza in sala cittadini ed esponenti politici che per la prima volta si avvicinavano all'argomento delle installazioni radar, ha determinato un rallentamento dei lavori volti a individuare possibili strategie da promuovere in maniera coordinata. Dagli interventi degli esponenti dei comitati sono scaturite le seguenti proposte di azioni comuni:
  • Iniziative in rete – a turno ogni comitato organizzerà delle iniziative estendendo la partecipazione a tutti i comitati oltre che la popolazione locale
  • Sindaci in rete – sensibilizzare i sindaci dei comuni coinvolti e confinati affinché si mettano in rete e promuovano azioni istituzionali di denuncia e di rifiuto verso le installazioni radar
  • Estensione della rete NO RADAR nella Penisola – allargare la rete alle altre realtà della penisola e coordinare le azioni con l'obiettivo di raggiungere maggiore visibilità e peso
  • Coordinamento nelle relazioni con l'esterno – uniformare le comunicazioni con l'esterno soprattutto con stampa e tv
  • Coinvolgimento della Regione – individuare delle forme efficaci di sensibilizzazione, che potrebbero essere dei sit-in o altro
  • Assicurare presenze frequenti nei siti
  • Presidi sul luogo a turno, ad opera di altri comitati
  • Iniziative per il 25 gennaio 2012, giorno in cui ci sarà la sentenza del TAR

Il comitato Capo San Marco ha proposto come prima iniziativa in rete, una passeggiata nel sito, prevista per sabato 7 gennaio 2012 alle h10.
L'assemblea ha concordato inoltre un prossimo incontro dei comitati NO RADAR stabilito per il 29 gennaio 2012 alle h 10 presso il Centro Polifunzionale di Cabras


venerdì 30 dicembre 2011

Spuntano come funghi i radar anti-migranti



di Antonio Mazzeo
Le fiamme gialle prima azzerano, poi raddoppiano e adesso triplicano i radar di produzione israeliana da installare in Italia per impedire gli sbarchi dei migranti. Preoccupate di vedere ancora una volta non riconosciute le proprie ragioni dal Tar Sardegna, hanno dato mandato all’Avvocatura dello stato di depositare un atto alla cancelleria del Tribunale di Cagliari con cui si ufficializza la rinuncia alla realizzazione dei radar a Tresnuraghes e a Capo Sperone (Sant’Antioco) e, di conseguenza, il ritiro dal procedimento scaturito dal ricorso degli ambientalisti e dell’amministrazione locale. Nell’ottobre scorso, i giudici avevano ordinato la sospensione dei lavori di realizzazione degli impianti di sorveglianza previsti dalla Gdf nella costa occidentale dell’isola, a salvaguardia dei diritti fondamentali alla salute e alla salubrità dell’ambiente.
“Per motivi sopravvenuti, anche connessi alle manifestazioni di protesta delle popolazioni e all’intervenuta perdita nelle more del giudizio dei previsti finanziamenti, le amministrazioni sono addivenute alla decisione, pur nella motivata fiducia che i ricorsi avrebbero dovuto essere dichiarati irricevibili, di non coltivare ulteriormente il disegno di installare l’apparato nel sito per cui è causa”, si legge nella memoria depositata dall’Avvocatura. Scontato il ritiro delle fiamme gialle anche dal contenzioso relativo al radar anti-migranti di Capo Pecora (Fluminimaggiore), su cui il TAR si dovrebbe pronunciare in udienza pubblica il prossimo 25 gennaio. I No Radar sardi ritengono che nei prossimi giorni sarà pure formalizzato dai militari il dietro front dal quarto sito prescelto, l’Argentiera, nel comune di Sassari.
La Guardia di finanza ha fatto tuttavia sapere di non aver cancellato la rete di sorveglianza radar ma di avere solo dirottato i quattro impianti della Sardegna nei siti militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco a Oristano e Capo Caccia ad Alghero. Ciò le consentirebbe di glissare i pronunciamenti del TAR e prevenire nuove azioni di blocco dei cantieri da parte delle popolazioni e delle amministrazioni locali. Se poi gli impianti radar venissero classificati come opere militari e/o d’interesse strategico, si potrebbe sperare di velocizzare gli iter realizzativi e di ridurre all’osso i pareri e le autorizzazioni ambientali. Modalità operative che non trovano il consenso delle associazioni ambientaliste e dei comitati che si oppongono alle pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar e alle politiche di contrasto militare dei flussi migratori nel Mediterraneo.
La rinuncia della Guardia di finanza ad installare i radar nei promontori di Capo Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera rappresenta un importante risultato per i Comitati della Sardegna”, afferma Italia Nostra che con i suoi ricorsi aveva ottenuto la sospensione dei lavori. “Di fronte ad una eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la GdF sceglie di ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti, vecchi fari della Marina militare per i quali le Amministrazioni locali hanno progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene. Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di quelli individuati in precedenza”.
“Considerati i costi di installazione dei radar GdF e di acquisto di quelli della Guardia Costiera, si risparmierebbero oltre 400 milioni di euro se si decidesse di rinunciare ad essi”, prosegue Italia Nostra. “È bene ricordare che abbiamo presentato qualche mese fa una denuncia alle Procure della Repubblica competenti con la quale si evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio delle autorizzazioni e i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Continueremo l’impegno ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori delle altre località interessate dai nuovi insediamenti. Tre di questi siti dovranno addirittura ospitare i radar VTS della Guardia costiera con le conseguenze negative dovute alla somma delle emissioni elettromagnetiche degli apparati”.
La rabbia dei NoRadar è cresciuta dopo la pubblicazione di una missiva del comandante generale della Guardia di finanza, Michele Adinolfi, inviata l’1 luglio scorso allo Stato maggiore della Marina militare, al Comando delle Capitanerie di porto e al Ministero dell’interno. Nel richiedere la “concessione di ospitalità presso siti in uso alla Marina militare ed alle Capitanerie di porto”, il comando delle fiamme gialle rivela infatti che sono ben diciassette i radar di profondità israeliani (modello EL/M-2226 ACSR) destinati ad essere piazzati in buona parte d’Italia.
“Il progetto della rete radar costiera muove da concrete esigenze operative inserite in un più ampio disegno, condiviso dal Ministero dell’Interno, volto ad incrementare ed affinare gli strumenti di prevenzione e contrasto ai fenomeni illeciti perpetrati via mare e all’immigrazione clandestina”, scrive il generale Adinolfi. “Il programma prevede la dislocazione di 17 postazioni, grazie a risorse resesi disponibili dalle fonti del Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo Sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013 e del Fondo per le Frontiere Esterne del Programma Quadro sulla Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori. Sette sono state già collocate a Lampedusa (Ag), Bovo Marina (Ag), Portulisse (Rg), Punta Stilo (Rc), Isola Capo Rizzuto (Kr), Arma di Taggia (Im) e Brancaleone (Rc – in corso di ultimazione). Quattro devono essere installati in siti da individuare nelle regioni Veneto, Marche, Abruzzo e nord della Puglia (vengono proposti in calce Chioggia (Ro), Monte Pedaso (An), Ancona zona portuale, Punta Penna (Pe), Vieste (Fg) - N.d.A.). Sei dovranno essere installate in Sardegna, Sicilia, sud della Puglia in siti diversi da quelli precedentemente individuati per problematiche insorte in sede locale”.
Il Capo di Stato maggiore della GdF lamenta poi come le “criticità emerse in fase d’installazione” dei radar siano riconducibili “a manifestazioni di protesta delle popolazioni locali le cui preoccupazioni, essenzialmente, connesse ai possibili effetti nocivi prodotti dalle onde elettromagnetiche, all’impatto ambientale e paesaggistico dei tralicci che, pur essendo infondate, hanno di fatto reso difficoltoso se non impedito in alcuni casi, la realizzazione delle opere”.
“Dette criticità sono acuite dalle conseguenze sul piano finanziario, in quanto le installazioni sono soggette ad una specifica tempistica di attuazione che se non rispettata può comportare, in tutto o in parte, il definanziamento. Tale rischio è stato evitato per i quattro radar destinati alla sorveglianza della Sardegna occidentale con i fondi che si renderanno disponibili nelle annualità future, mentre è avvertito per i due siti di Gagliano del Capo (Le) e Capo Murro di Porco (Sr), per i quali è stato richiesto al Ministero dell’Interno di ridefinire il termine ultimo per il collaudo e la certificazione della spesa, previsto inizialmente per il mese di marzo u.s. – al mese di dicembre 2011”.
Anche nel caso di questi due ultimi impianti, le fiamme gialle hanno preferito individuare sedi diverse all’interno di aree militari, dopo il pressing di ministri e viceministri preoccupati di risparmiare il proprio bacino elettorale dai bombardamenti elettromagnetici.
Per Capo Murro di Porco, la nota della GdF accenna ad “un’apposita riunione con le Autorità locali”, indetta dall’(ex) Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana), nel corso della quale s’individuavano in prima battuta due possibili alternative, il vicino faro di Capo Murro di Porco in uso alla Capitaneria e il faro di Santa Panagia, sempre a Siracusa. La scelta definitiva, qualche mese dopo, è invece ricaduta sulla ex base di telecomunicazioni della Marina militare di Palombara, nei pressi dell’abitato di Melilli, una delle aree a più alto rischio ambientale del Mediterraneo.
“A seguito di una riunione presso al Prefettura di Lecce, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Alfredo Mantovano” (nativo di Lecce), veniva invece valutato di trasferire il radar di Gagliano del Capo a Santa Maria di Leuca (Le) presso la locale stazione della Marina militare. Il 10 giugno 2011, in particolare, “aveva luogo un sopralluogo al sito per verificare la compatibilità elettromagnetica dei sistemi forniti alla Guardia di finanza dalla Almaviva Italia Spa e di quelli ivi già in uso, installati dalla Selex Sistemi Integrati”.
Sempre secondo la nota del generale Adinolfi, i radar “sono di produzione dell’azienda israeliana Elta Systems LTD” e “sono commercializzati da AlmavivA Spa di Roma”, la società che ha ottenuto dalla GdF l’appalto milionario per la loro installazione, senza l’indizione e la pubblicazione del bando di gara con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la AlmavivA SpA, che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi dei materiali”. AlmavivA è una società controllata da un’originale mixer di azionisti: la famiglia Tripi, il Gruppo General Electric, la Rai - Radio Televisione Italiana, la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana, la C.I.A. Confederazione Italiana Agricoltori e le Assicurazioni Generali. A differenza delle fiamme gialle, AlmavivA sembra ancora volersi costituire in giudizio davanti al TAR di Cagliari e ha presentato una relazione tecnica del professore Gaspare Galati (ordinario di Teoria e tecnica radar dell’Università di Tor Vergata, Roma), secondo cui le emissioni elettromagnetiche dei radar di Elta Systems sono quasi pari allo zero. Per la cronaca, il professore Gaspari Galati ha lavorato dal 1970 al 1986 presso la Direzione ricerche e il Servizio analisi di base e calcolo scientifico della società Selenia SpA (ora Alenia-Finmeccanica), “nella prima come analista-sistemista radar e poi come responsabile del reparto di Analisi dei Sistemi”. Negli stessi anni, Galati veniva pure designato “rappresentante italiano presso il gruppo di lavoro della NATO (NIAG)”.
“Le considerazioni depositate dalla società romana sono assolutamente contrastanti con i dati rilevati dall’ARPA Sardegna, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente,e dalle stesse precedenti relazioni prodotte da AlmavivA”, ricorda Graziano Bullegas di Italia Nostra. Intanto in Sardegna, Puglia e Sicilia ci si prepara per il secondo round della campagna NoRadar.