Visualizzazioni totali
sabato 19 novembre 2011
UNA BUONA NOTIZIA
il TAR di Lecce ha accolto il ricorso dei NOradar di Gagliano del Capo e ha annullato gli atti che ne autorizzavano l'installazione.
giovedì 17 novembre 2011
Riceviamo e diffondiamo
Propaganda e menzogne sul gasdotto GASLI
di Isidoro Aiello
E’ in atto in questi giorni in Sardegna una campagna di propaganda e di disinformazione per convincere i sardi ad accettare l’ennesima servitù, che arrecherà pochissimi se non nessun vantaggio alla Sardegna, ma enormi profitti all’ENI, benemerita multinazionale, che è la principale responsabile dell’inquinamento e del degrado delle aree, ove gravitano gli insediamenti petrolchimici e di produzione energetica e che sta con ogni mezzo tentando di sottrarsi all’obbligo delle bonifiche a Porto Torres, che è attualmente l’area più inquinata d’Europa.
La società GASLI è posseduta da Sonatrach, società algerina pluri-inquisita per tangenti anche in relazione ad altri affari con ENI, per il 41,6%, da Edison per il 20,8%, da Enel produzione per il 15,6%, da SFIRS, Società Finanziaria della Regione Sardegna, per l’11,6% e dal gruppo Hera, fortemente coinvolto nel business dei termovalorizzatori, per il 10, 4%. In virtù dell’accordo firmato con GASLI nel 2008, SNAM Rete Gas diverrà il titolare ed operatore della sezione italiana del gasdotto.
Il gasdotto avrà una capacità di trasporto iniziale di 8 miliardi di metri cubi l’anno, innalzabile a pieno regime fino a 20 miliardi di metri cubi l’anno. La ripartizione dei consumi del metano è del 60% per uso industriale e del 40 % per uso domestico. Il metano per uso industriale ha un prezzo medio di 10 euro al metro cubo, mentre quello per uso domestico ha un prezzo di circa 20 euro al metro cubo. Quindi il fatturato del gasdotto sarà di 140 miliardi di euro l’anno se avrà una portata di 10 miliardi di metri cubi e di 280 miliardi di euro se la portata sarà aumentata a 20 miliardi di metri cubi l’anno. Un affare di questa portata dovrebbe dare ricadute consistenti sul territorio sardo attraverso le Royalties, per ripagarlo del grave danno ambientale e della servitù che comporterà per 40 anni. Ricordo che la ferita del territorio sardo sarà lunga 272 km, da Porto Botte, dove verrà costruita la stazione d’arrivo, ad Olbia Venafiorita, dove sarà costruita la stazione di pompaggio verso la Toscana, danneggiando numerosi territori di alto valore paesaggistico. Un’altra stazione di pompaggio dovrebbe essere costruita nel Sulcis. Oltre all’esproprio dei terreni, dove passerà il gasdotto, vi sarà un’area di rispetto di 20 metri per lato, arrecando ulteriore danno alle attività agricole.
Viene riportato da più parti che questa è una opportunità che la Sardegna non può perdere, pena un mancato sviluppo futuro; ma quale e su quali prospettive e progetti non è dato saperlo: si afferma solo che la Sardegna pagherà assai meno l’energia. L’onorevole Pili dice di avere percorso a piedi in tre giorni, per lo meno non ha detto a piedi nudi, i 272 Km del tragitto del gasdotto per spiegare i grandi vantaggi che il gasdotto porterà alle comunità locali attraversate da quest’opera. Spero che in questa occasione non abbia ripetuto come un nastro registrato le spiegazioni fornitegli dagli investitori, che ovviamente hanno tutto l’interesse a dimostrare l’utilità dell’opera, che comporterà
solo per loro un giro d’affari per non meno di 140 miliardi di euro, così come fece con le dichiarazioni programmatiche quando era Governatore della Sardegna, ma che abbia studiato con la sensibilità di un vero sardo il problema ed abbia riportato le sue convinzioni. Tra le due opzioni non so quale convenga all’onorevole Pili, per le motivazioni che di seguito saranno esposte.
Si dice che i sardi risparmieranno il 40% sui costi dell’energia, affermazione molto attraente se corrispondesse al vero. Bisognerebbe aggiungere che eventualmente si risparmierebbe nei costi del gas di città ( attualmente si utilizza aria propanata ) solo nei centri cittadini ove è stata predisposta la rete di distribuzione, che comunque avrebbe bisogno di essere adeguata al metano, mentre non cambieranno affatto i costi dell’energia elettrica, che come si sa o si dovrebbe sapere ha costi che sono quasi doppi rispetto a quelli pagati in altre regioni italiane soprattutto del nord. E questo non perché in Sardegna si produca poca energia, al contrario la Sardegna esporta moltissima energia verso il centro-nord dell’Italia, ma per il sistema speculativo utilizzato dai produttori sardi, in primis la SARAS. Questa oltre ad avere una raffineria che produce oltre il 50% delle esigenze italiane di benzine e gasolio, pagando pochissime accise alla Sardegna ( se pagasse le accise per quanto viene prodotto in Sardegna dovrebbe pagare alla nostra Regione circa 6 miliardi di euro, mentre ne paga solo 700.000 milioni), brucia per produrre energia elettrica, i residuati della raffinazione, il Tar, rifiuto speciale pericoloso,che come tale dovrebbe essere smaltito. Tuttavia per la famigerata norma del CIP6, il TAR viene assimilato alle fonti energetiche rinnovabili. I 640 Mwatt prodotti vengono infatti pagati il doppio ed hanno la precedenza nella immissione in rete (priorità di dispaciamento). Si tenga presente che attualmente (chiuse le industrie energivore del Sulcis-Iglesiente) il consumo medio della Sardegna è meno di 1000 Mwatt e che la produzione installata in Sardegna è di 4500 Mwatt. Producendo la SARAS circa i 2/3 delle esigenze energetiche attuali e potendo entrare in rete quando vuole e quando può spuntare il prezzo migliore, i sardi, per arricchire Moratti, sono costretti a pagare l’energia elettrica più dei continentali ed in più ci rimettono la salute per l’altissimo tasso di inquinamento che determina un importante aumento delle malattie tumorali, polmonari, cardiovascolari, allergiche, endocrine, autoimmuni etc.
Si dice che sono previste nel piano energetico regionale due centrali a cogenerazione, una ad Ottana ed una a Porto Torres, vale a dire centrali che potranno bruciare a scelta metano o carbone od olio combustibile e perché no anche rifiuti solidi urbani, equiparati sempre per il CIP6 alle energie rinnovabili. Ma chi può seriamente prevedere che verrà bruciato il metano al posto degli altri combustibili, visto che il metano ha un costo nettamente superiore?
Si dice con grande enfasi che sono previste 38 bocche di allaccio, ma si tace che non sono previsti raccordi alle reti di distribuzione già esistenti ad aria propanata, né reti di distribuzione che coprano le esigenze dell’intiera Sardegna. Queste dovrebbero essere costruite dalla SNAM Rete Gas, con i soldi dei sardi e quindi, fino a quando non vi saranno le risorse locali, la metanizzazione della Sardegna rimarrà sulla carta e con essa i risparmi propagandati. A questo riguardo non è chiaro quale sia il significato della partecipazione di SFIRS al capitale di GASLI.
Bisogna ricordare che comunque le bombole ad uso domestico di GPL, confezionate quasi tutte sempre dalla SARAS, continueranno a costare molto di più che nelle altre regioni italiane.
Stando così le cose quali sono dunque i vantaggi del gasdotto GASLI per la Sardegna? Vantaggi economici no, o del tutto marginali e di là da venire. E’ invece certo un grave danno ambientale ed una servitù, l’ennesima, per portare la gran parte del gas algerino in Italia ed in Europa. Non vi sarà alcuna riduzione dell’inquinamento ambientale, solo marginale ed in tempi non prevedibili. Inoltre è bene ricordare che il metano bruciato produce una grande quantità di CO2 e quindi non contribuisce alla riduzione dell’effetto serra ad al raggiungimento del famoso 20-20-20.
Tutti coloro che sostengono e propagandano questa iniziativa come la panacea per risolvere i problemi della Sardegna o sono ignoranti o sono in malafede. Se avessero davvero a cuore il bene della Sardegna, che affermano di rappresentare, dovrebbero tutelare i nostri interessi ponendo a GASLI le seguenti condizioni:
a) Comprendere nel progetto e nel finanziamento la costruzione di una rete di distribuzione, che copra tutto il territorio Sardo.
b) Essendo il metano certamente meno inquinante del carbone, del TAR, del FOK, dell’olio combustibile, dei rifiuti solidi urbani, introdurre nella convenzione l’obbligo per tutte le centrali termoelettriche della Sardegna di essere riconvertite a metano.
c) Per ripagare la Sardegna del grave danno ambientale, pretendere Royalties proporzionate al fatturato annuale pari a diversi punti percentuali ( se si chiedesse il 4%, la regione Sardegna incasserebbe annualmente 5,6 miliardi di euro)
Qualora queste condizioni non venissero accettate, i nostri amministratori dovrebbero sentire l’obbligo morale di non concedere le autorizzazioni necessarie. A tutt’oggi manca infatti l’autorizzazione dell’UE, che ha classificato il GASLI opera priva di priorità fino al 2030, e quella congiunta della regione Sardegna e Toscana.
Se condividi questo documento ti prego di adoperarti perché abbia la massima diffusione.
per qualsiasi info : http://prosardegnanogasdotto.blogspot.com/
mercoledì 16 novembre 2011
Articolo su Decimomannu da http://it.peacereporter.net
A Decimomannu, in Sardegna, piloti israeliani mettono a repentaglio la loro vita e quella dei residenti. Così come ogni aereo che solca i cieli sardi per le esercitazioni di tiro
Decimomannu, Sardegna, 19 novembre 2010. Nel corso dell'operazione di addestramento chiamata 'Vega', un pilota israeliano compie una manovra altamente pericolosa. Dopo il decollo dalla base sarda, secondo quanto riporta il blog di Davide Cenciotti, che ha ripreso la notizia dal sito JewPI.com, un F16 del 106° squadrone della IAF (Israeli Air Force) esegue una rotazione di 360 gradi (un 'tonneau', nel gergo dell'aviazione acrobatica). L'evoluzione è stata compiuta "senza motivo né vantaggio": con queste parole un tribunale militare israeliano ha condannato il pilota a sette giorni di carcere e un anno di sospensione dal volo. "La rotazione del velivolo - scrive Cenciotti nel suo blog - lungo il suo asse longitudinale è una manovra acrobatica che deve essere compiuta all'interno di aree specifiche e ad altitudini di sicurezza". Il sito JewPI riporta che l'aereo ha anche oltrepassato il muro del suono, causando un 'bang sonico' non autorizzato e al di sotto delle altitudini consentite. Della manovra altamente pericolosa, del 'bang sonico', dell'arresto e della sospensione del pilota nessun organo di stampa italiano ha mai parlato.
La pratica degli F16 israeliani del 'sonic boom' a basse altezze è diventata frequente nella Striscia di Gaza dopo la rimozione degli insediamenti ebraici nel 2005. Da allora, i piloti si esercitano sulla popolazione civile palestinese, producendo boati assordanti paragonabili a quelli di una bomba o di un terremoto. A volte, secondo quanto riporta il quotidiano britannico Guardian (http://www.guardian.co.uk/ world/2005/nov/03/israel), lo spostamento d'aria è talmente forte da far sanguinare il naso. A Decimomannu si addestrano tali piloti. Non è escluso che alcuni di loro abbiano bombardato la Striscia durante 'Piombo Fuso', provocando la morte di oltre mille civili.
La base di Decimomannu dista pochi chilometri dall'abitato. Una decina di giorni fa si è conclusa l'edizione 2011 dell'operazione Vega, che ha visto centinaia di apparecchi da guerra europei - decine gli israeliani - e mezzo migliaio di militari prendere parte a esercitazioni di electronic warfare. L'operazione Vega rientra nella cooperazione militare Italia-Israele, stabilita dalla Legge 17 maggio 2005, e nel "Programma di cooperazione individuale" con Israele, ratificato dalla Nato il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima dell'attacco israeliano a Gaza. Esso comprende una vasta gamma di settori in cui "Nato e Israele cooperano pienamente": aumento delle esercitazioni militari congiunte; connessione di Israele al sistema elettronico Nato; cooperazione nel settore degli armamenti; allargamento della "cooperazione contro la proliferazione nucleare". "Ignorando che Israele - scrivono il Manifesto nell'edizione sarda il 22 novembre 2010 e il Manifesto nell'edizione nazionale il 4 novembre 2011 - unica potenza nucleare della regione, rifiuta di firmare il Trattato di non-proliferazione ed ha respinto la proposta Onu di una conferenza per la denuclearizzazione del Medio Oriente". La base è infatti fornita dei più sofisticati apparecchi e dei sistemi per l'addestramento al tiro. E' inoltre l'aeroporto con il più alto numero di decolli e atterraggi presente in Europa, con una media di circa 60mila movimenti annui, pari a circa 450 movimenti giornalieri.
Il sito non ufficiale di Decimomannu (http://www.awtideci.com) riporta: "In pochi minuti di volo sono raggiungibili diverse aree adibite a poligoni aria-aria, aria-terra e bassa navigazione". Tra queste, la tristemente nota Quirra e Capo Frasca, ultima propaggine dell'area naturalistica del Sinis. Le aree coprono buona parte della Sardegna meridionale. Non è noto sapere quali armamenti siano stati usati per la dotazione degli F-15 ed F-16 israeliani impegnati nelle esercitazioni (così come di nessuno degli aerei di tutte le forze Nato che periodicamente si esercitano sui cieli sardi). Mentre l'Aeronautica diffonde la versione di una guerra esclusivamente ‘elettronica', sempre il sito non ufficiale riferisce che, nella zona di Capo Frasca, "operazioni principali sono il bombardamento al suolo e l'uso di cannoni o mitragliatrici di bordo. Il poligono offre una serie di bersagli adatti allo scopo. Apposite torri di controllo gestiscono il traffico aereo impegnato nelle sessioni di addestramento". In particolare, per Capo Frasca, designato con la sigla R59 nella mappa radar, "le operazioni sono bombardamento al suolo e uso di mitragliatrici di bordo. Il poligono offre una serie di bersagli utili allo scopo". In definitiva, gli aerei, Nato e non, decollano da Decimomannu, sorvolano aree civili, spesso con manovre 'altamente pericolose e scaricano il loro potenziale distruttivo in aree paesaggisticamente intatte, contaminando l'ecosistema, la biodiversità e - come si è visto per Quirra, e da poco anche per Capo Frasca - anche gli esseri umani. In quest'ultimo poligono sono stati testati i missili teleguidati AIM dell'Eurofighter prima dell'entrata in servizio. Come per il poligono di Quirra, anche qui cominciano a emergere storie di malattie oncologiche, ematiche o linfatiche, come ben esemplifica la vicenda del maresciallo Madeddu, riportata dal quotidiano 'Unione Sarda' il 30 maggio 2011.
Decimomannu ha un lungo bollettino di incidenti aerei. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale 64 aerei hanno subito danni, sono precipitati al suolo o in mare, in località che abbracciano tutta la Sardegna meridionale: Capo Frasca, stagno di Cabras, Capo Carbonara, Orroli, Capo Ferrato, Alghero, Arborea. Ventitré piloti sono morti, e numerosi aerei o pezzi di aereo sono andati perduti. L'aeroporto è stato e continuerà ad essere un pericolo per gli abitanti della Sardegna. A dispetto del motto che campeggia beffardo sul sito ufficiale della base: Decimomannu, dove gli aviatori del mondo libero si addestrano per mantenere la pace.
La pratica degli F16 israeliani del 'sonic boom' a basse altezze è diventata frequente nella Striscia di Gaza dopo la rimozione degli insediamenti ebraici nel 2005. Da allora, i piloti si esercitano sulla popolazione civile palestinese, producendo boati assordanti paragonabili a quelli di una bomba o di un terremoto. A volte, secondo quanto riporta il quotidiano britannico Guardian (http://www.guardian.co.uk/
La base di Decimomannu dista pochi chilometri dall'abitato. Una decina di giorni fa si è conclusa l'edizione 2011 dell'operazione Vega, che ha visto centinaia di apparecchi da guerra europei - decine gli israeliani - e mezzo migliaio di militari prendere parte a esercitazioni di electronic warfare. L'operazione Vega rientra nella cooperazione militare Italia-Israele, stabilita dalla Legge 17 maggio 2005, e nel "Programma di cooperazione individuale" con Israele, ratificato dalla Nato il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima dell'attacco israeliano a Gaza. Esso comprende una vasta gamma di settori in cui "Nato e Israele cooperano pienamente": aumento delle esercitazioni militari congiunte; connessione di Israele al sistema elettronico Nato; cooperazione nel settore degli armamenti; allargamento della "cooperazione contro la proliferazione nucleare". "Ignorando che Israele - scrivono il Manifesto nell'edizione sarda il 22 novembre 2010 e il Manifesto nell'edizione nazionale il 4 novembre 2011 - unica potenza nucleare della regione, rifiuta di firmare il Trattato di non-proliferazione ed ha respinto la proposta Onu di una conferenza per la denuclearizzazione del Medio Oriente". La base è infatti fornita dei più sofisticati apparecchi e dei sistemi per l'addestramento al tiro. E' inoltre l'aeroporto con il più alto numero di decolli e atterraggi presente in Europa, con una media di circa 60mila movimenti annui, pari a circa 450 movimenti giornalieri.
Il sito non ufficiale di Decimomannu (http://www.awtideci.com) riporta: "In pochi minuti di volo sono raggiungibili diverse aree adibite a poligoni aria-aria, aria-terra e bassa navigazione". Tra queste, la tristemente nota Quirra e Capo Frasca, ultima propaggine dell'area naturalistica del Sinis. Le aree coprono buona parte della Sardegna meridionale. Non è noto sapere quali armamenti siano stati usati per la dotazione degli F-15 ed F-16 israeliani impegnati nelle esercitazioni (così come di nessuno degli aerei di tutte le forze Nato che periodicamente si esercitano sui cieli sardi). Mentre l'Aeronautica diffonde la versione di una guerra esclusivamente ‘elettronica', sempre il sito non ufficiale riferisce che, nella zona di Capo Frasca, "operazioni principali sono il bombardamento al suolo e l'uso di cannoni o mitragliatrici di bordo. Il poligono offre una serie di bersagli adatti allo scopo. Apposite torri di controllo gestiscono il traffico aereo impegnato nelle sessioni di addestramento". In particolare, per Capo Frasca, designato con la sigla R59 nella mappa radar, "le operazioni sono bombardamento al suolo e uso di mitragliatrici di bordo. Il poligono offre una serie di bersagli utili allo scopo". In definitiva, gli aerei, Nato e non, decollano da Decimomannu, sorvolano aree civili, spesso con manovre 'altamente pericolose e scaricano il loro potenziale distruttivo in aree paesaggisticamente intatte, contaminando l'ecosistema, la biodiversità e - come si è visto per Quirra, e da poco anche per Capo Frasca - anche gli esseri umani. In quest'ultimo poligono sono stati testati i missili teleguidati AIM dell'Eurofighter prima dell'entrata in servizio. Come per il poligono di Quirra, anche qui cominciano a emergere storie di malattie oncologiche, ematiche o linfatiche, come ben esemplifica la vicenda del maresciallo Madeddu, riportata dal quotidiano 'Unione Sarda' il 30 maggio 2011.
Decimomannu ha un lungo bollettino di incidenti aerei. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale 64 aerei hanno subito danni, sono precipitati al suolo o in mare, in località che abbracciano tutta la Sardegna meridionale: Capo Frasca, stagno di Cabras, Capo Carbonara, Orroli, Capo Ferrato, Alghero, Arborea. Ventitré piloti sono morti, e numerosi aerei o pezzi di aereo sono andati perduti. L'aeroporto è stato e continuerà ad essere un pericolo per gli abitanti della Sardegna. A dispetto del motto che campeggia beffardo sul sito ufficiale della base: Decimomannu, dove gli aviatori del mondo libero si addestrano per mantenere la pace.
Nuovo Numero di SA TIRIA , N°3 SCARICABILI DALLA SEZIONE LINK UTILI
http://www.mediafire.com/?fp6k3olq20gf398
PAGINE 1 E 4
http://www.mediafire.com/?56e4879b92n5w68
PAGINE 2 E 3
ALLEGHIAMO LA QUARTA USCITA ( MA E' IL NUMERO 3) DI SA TIRIA, CHE PER LA SECONDA VOLTA NON E' SOLO UN FOGLIO MA BENSì DUE.
RADAR, PISQ, ROMA 15 OTTOBRE, TRENO CASTOR, ZAD (storia di una resistenza popolare francese), ISOLA DI JEJU (storia di una resistenza antimilitarista dalla corea).
PAGINE 1 E 4
http://www.mediafire.com/?56e4879b92n5w68
PAGINE 2 E 3
ALLEGHIAMO LA QUARTA USCITA ( MA E' IL NUMERO 3) DI SA TIRIA, CHE PER LA SECONDA VOLTA NON E' SOLO UN FOGLIO MA BENSì DUE.
GLi ARGOMENTI TRATTATI SONO:
INVITANDO TUTTI A INVIARCI E SUGGERIRCI CORREZIONI E CONSIGLI, VI AUGURIAMO BUONA LETTURA.
RICORDIAMO CHE LA REDAZIONE E' APERTA E CHE CHIUNQUE VOLESSE PARTECIPARE, SIA ALLA STESURA DELL'INTERO GIORNALE, SIA CON UN SINGOLO CONTRIBUTO SCRITTO, FOTOGRAFICO O DISEGNATO, NON DEVE FAR ALTRO CHE SCRIVERCI.
LEGGI, STAMPA, INOLTRA E DIFFONDI.
lunedì 14 novembre 2011
Riceviamo ed inoltriamo dal Cagliari Social Forum
نرحب الاخوة
kuwakaribisha ndugu
bienvenue frères
welcome brothers
Il punto di vista del Cagliari social forum sulla questione è il seguente: a destra in basso c'è un foglio con su scritto “benvenuti fratelli” in arabo e swahili, le lingue più parlate d'Africa e in francese e inglese, le lingue dei colonizzatori che gli africani talvolta usano per comunicare con noi. In alto a sinistra, ci sono due persone che guardano con preoccupazione verso il mare. Hanno coperte e cibo per chi fugge dalla miseria, dalla follia di guerre sponsorizzate da noi europei per meglio gestire i commerci sporchi, da grotteschi e feroci dittatori tenuti al potere da noi europei per garantirci un accesso privilegiato alle loro residue ricchezze. Dopo aver subito per cinquecento anni le rapine dell'occidente hanno cominciato a riversarsi sulle nostre coste, affamati, infreddoliti, spaventati. Donne, uomini, bambini. Possiamo accoglierli come fratelli ora o continuare a respingerli in modi sempre più complessi e costosi. Non smetteranno comunque di arrivare e saranno sempre di più. Allora sbricioleranno qualsiasi muro si troveranno davanti così come hanno fatto i mongoli con la muraglia cinese e ce li troveremo davanti per riprendersi quello che gli abbiamo rubato. Allora non avranno più alcuna voglia di perdonarci. E ci sommergeranno.
Sta a noi scegliere.
Così è la Storia.
il cagliari social forum
giovedì 10 novembre 2011
RADAR DUE PESI E DUE MISURE
Esprimo il mio più profondo sdegno e dissenso verso il comportamento del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, che da un lato fa smantellare il radar di Siracusa ( simile ai 4 che vogliono installare in Sardegna ) e dall’altro non esprime nessuna presa di posizione riguardo i 15 radar che vogliono piazzare nella nostra isola ( 2 radar sono già in funzione ). In questi giorni abbiamo avuto la notizia che la Sardegna è la regione più inquinata d’Italia, per varie cause : basi militari , fabbriche che inquinano ed adesso i radar . Vedo un totale disinteresse della classe politica sarda ai reali problemi della nostra isola. Noto invece un grande impegno ( da Mauro Pili , al PDL , al PD ) a sostenere opere come il Galsi . Un altro mitico politico sardo è il Senatore Antonello Cabras : “grande paladino “dell’utilizzo dei radar in Sardegna. Sia il Galsi che i radar porteranno nella nostra isola solo danni all’ambiente e al territorio già degradato. Mi auguro che il popolo sardo prenda coscienza della drammatica situazione, per cambiare lo stato delle cose ed avere a cuore la propria terra.
Antonello Tiddia
Disarmiamoli Sardegna
Iscriviti a:
Post (Atom)

