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venerdì 30 settembre 2011

Iniziativa NORADAR Tresnuraghes

Un radar a Capo Sandalo?

SABATO 1 OTTOBRE 2011 ORE 18:00 Via Roma 4
piano terra della Casa del proletariato - Cavallera

ne parliamo con:
Massimo Coraddu : dell'Istituto Nazionale di fisica Nucleare (INFN) di Cagliari e (quasi certamente) Graziano Bullegas.

 La Guardia Costiera ha previsto l'installazione di una postazione radar a Capo Sandalo nell'isola di San Pietro a Carloforte.
L'installazione fa parte di una rete di sorveglianza del traffico marittimo denominata VTS, con scopi marcatamente militari.
La rete VTS, affidata alla multinazionale degli armamenti Selex-Finmeccanica, (indagate tra l'altro per un giro di tangenti) prevede ben 73 postazioni radar simili in tutta italia (11 in sardegna), al costo stratosferico di 350 milioni di euro!!!.
Se venisse realizzata interamente farebbe dell'Italia lo stato con le coste
più sorvegliate del mondo.

Il fascio di microonde emesso dai radar risulta potenzialmente pericoloso per la salute umana e per l'ambiente, paradossalmente la maggior parte delle installazioni radar previste sarebbero collocate in siti naturalistici con un elevato grado di protezione, come il faro di Capo Sandalo, appunto. Dove proprio la settimana scorsa è stata inaugurata l'Oasi permanente di protezione faunistica della Lipu.
Tra l'altro se verrà completata la rete radar  la nostra isola sarebbe irradiata da tre potenti fasci radar, le cui onde andrebbero a sovrapporsi: radar di Capo Sperone, Capo Pecora e Capo Sandalo.
Alcuni dei radar della rete VTS in Sardegna sono stati installati, all'insaputa della popolazione, negli anni passati (a Cagliari, faro di Capo Sant'Elia, alla Maddalena, faro di Guardia Vecchia); altri hanno incontrato in tempi recenti la forte opposizione della popolazione e sono al momento bloccati (Punta Scomunica, isola dell'asinara, Faro di Capo Testa a S. Teresa di Gallura).

Opporsi all'invasione dei radar sulle coste sarde è possibile.
Oltre a questa rete  radar anche la Guardia di Finanza stà cercando di realizzare una sua rete costiera di sorveglianza (in aggiunta a quelli VTS), radar di tipo militare, di costruzione israeliana, da installare in quattro delle zone naturalistiche più importanti della costa occidentale sarda (Capo Sperone a Sant'Antioco,Capo Pecora a Fluminimaggiore, Punta Foghe a Tresnuraghes e L'Argentiera a Sassari).

Le proteste della popolazione e l'occupazione
dei cantieri, la primavera scorsa, hanno bloccato questo scempio.

CAGLIARI - Appuntamenti NORADAR!!!

Mercoledì 5 ottobre  

Mattina:
h 9.00 sit-in davanti al Tar Sardegna in piazza del Carmine


Sera:
h 17.00
Dibattito nell'aula magna della facoltà di Scienze Politiche con il giornalista Antonio Mazzeo

mercoledì 28 settembre 2011

FINMECCANICA: SELEX E I RADAR DELLE MERAVIGLIE Scritto da Antonio Mazzeo



(AGENPARL) - Roma, 27 set -  La società è al centro di alcune delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi mesi: l’inchiesta sulle presunte tangenti e le sovrafatturazioni negli appalti ENAV per l’ammodernamento dei radar dell’aeroporto di Palermo Punta Raisi; quella sul sistema Sistri per il tracciamento del trasporto dei rifiuti; o quella ancora sulla malagestione di appalti e commesse nella Protezione civile. Non è certo uno dei momenti migliori per Selex Sistemi Integrati, azienda del gruppo Finmeccanica specializzata nella produzione d’impianti radar per la difesa aerea, navale e terrestre. Si respira inquietudine tra manager e dipendenti e preoccupata è pure l’amministratrice delegata Marina Grossi, nota tra i mercanti d’armi come Lady F, dove la F sta per Finmeccanica, holding presieduta dal consorte Pier Francesco Guarguaglini.

Gli affari però sono non si fermano certo a colpi di ordinanze e avvisi di garanzia. Così Selex Sistemi è pronta a festeggiare il completamento della rete più estesa di sorveglianza al mondo, un centinaio di radar per la copertura di 7.500 km di coste, come dire un impianto ogni 75 km, valore della commessa 400 milioni di euro. Si tratta del Vessel Traffic Management System (VTMS), sviluppato per conto del ministero dei Trasporti e della Guardia costiera italiana, una selva di antenne e centri di trasmissione a microonde che entro la fine del 2011 consentirà d’identificare l’esatta posizione di ogni imbarcazione che si avvicinerà alle coste italiane, tracciando e memorizzando le rotte di più di cinquemila unità al giorno.
Il piano, figlio della cronica sindrome da gigantismo di politici e forze armate nostrane, ha preso il via nel 1999 con l’assegnazione ad Alenia Marconi Systems (poi Selex) di un contratto di 90 milioni di euro per la progettazione e la costruzione dei primi radar del sistema. Dopo l’inserimento da parte dell’Unione Europea tra i progetti cofinanziati dai cosiddetti fondi PON Trasporti (il contributo Ue è stato di 71.469.000 euro), il VTMS è stato ufficialmente presentato nel 2004 dall’allora ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi. “Si tratta di un sistema fondamentale per garantire la gestione e la sicurezza del normale trasporto marittimo e delle rotte navali, per contrastare l’immigrazione clandestina e supportare la lotta al terrorismo”, disse Lunardi. L’Italia era ancora sotto choc per gli attentati dell’11 settembre e i programmi di “auto-difesa” privilegiavano le missioni di guerra in Medio oriente, le crociate anti-migranti e la proliferazione di radar e impianti d’intercettazione tra i reparti di esercito, marina, aeronautica, forze di polizia, Guardia di finanza e Guardia costiera. Obiettivo della prima tranche del sistema VTMS, la copertura delle regioni meridionali, prima fra tutte la Puglia, dove sono stati installati tra il 2004 e il 2006, cinque radar per “identificare le piccole e veloci imbarcazioni che giungono dall’Albania per trasportare migranti illegali”, come dichiararono i manager di Selex. Peccato che il flusso dei gommoni da Valona e Durazzo era già crollato da tempo e che gli ingressi “illegali” da est si erano spostati ai confini di terra con la Slovenia.
La seconda tranche contrattuale, per un valore di 298 milioni di euro, fu sottoscritta nel 2006: Selex s’impegnò a realizzare ed installare altri novanta radar e a fornire tre sistemi mobili montati su velivoli leggeri multiruolo “Lince” per l’utilizzo in caso di “emergenze” o “eventi speciali” (sbarchi massicci di migranti, conferenze Nato e di capi di Stato, ecc.). Quando sarà completato, il VTMS italiano comprenderà un centro nazionale istallato presso la centrale del Comando generale delle Capitanerie di porto a Roma; quattordici centri d’area operativi nelle sedi delle direzioni marittime; ottantadue siti della Guardia costiera per la raccolta e l’elaborazione delle informazioni e cento siti sensori. I dati saranno integrati con quelli raccolti dall’Automatic Identification System (AIS), il sistema d’identificazione in dotazione alle unità navali. Sono in corso, inoltre, ricerche per integrare il VTMS con i centri militari che elaborano i dati provenienti dai velivoli senza pilota UAV in dotazione alle forze armate italiane e NATO, “particolarmente per la lotta alla pirateria”, come spiegano i manager dell’industria militare.      
Il Vessel Traffic Management System impiega i radar della famiglia “Lyra”, da quelli più piccoli (modello “10”), per il monitoraggio a breve raggio e il trasporto mobile, a quelli più grandi (i “50” e “80”) per la sorveglianza marittima sino a 48 Km di profondità. I modelli “50” e “80”, in particolare, operano nella banda X con una frequenza che si colloca intorno ai 10 Ghz ed una potenza di emissione media pari a circa 5 W. Ciononostante non sono stati forniti studi sul rischio delle emissioni elettromagnetiche per la salute umana e la fauna, eppure buona parte delle installazioni si trova in luoghi densamente abitati.
I centri di sorveglianza marittima più importanti della rete VTMS sono ospitati nelle città portuali di Genova, Venezia, Trieste, Cagliari, Bari, Brindisi, Palermo, Reggio Calabria, Messina e Civitavecchia. Come spiega un comunicato del ministero dei Trasporti “la localizzazione del sistema è prevista però in tutte le regioni costiere italiane, ed in particolare in Campania, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia”. La regione destinata a ricevere il maggior numero di radar (una decina) è la Sardegna: dopo quelli già installati a Guardia Vecchia (isola de La Maddalena) e Capo Sant’Elia (cagliari), dovrebbero sorgere le stazioni di Punta della Scomunica (nel parco nazionale dell’Asinara), Capo Testa (Santa Teresa di Gallura), isola di Bocca (Olbia), Capo San Marco (penisola di Sinis), Capo Sandalo (isola di San Pietro), Capo Spartivento (Teulada), Capo Ferrato (Muravera) e Capo Bellavista (Arbatax). I siti si trovano tutti all’interno di aree protette e riserve naturali, esattamente come per le postazioni volute dalla Guardia di finanza per installare i radar di produzione israeliana per la sorveglianza e l’intervento anti-migranti (Sant’Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Argentiera in Sardegna, Capo Murro di Porco, Siracusa in Sicilia, Gagliano del Capo in Puglia). Insostenibili servitù ad altissimo impatto elettromagnetico, fortemente osteggiate da comitati spontanei di cittadini e associazioni ambientaliste in tutto il sud Italia.
Il VTMS è una delle produzioni su cui Selex Sistemi Integrati punta maggiormente per affermarsi nei mercati esteri. Impianti e radar sono stati venduti alla Polonia, alla Russia, alla Cina. In Serbia è stato costituito un consorzio per la realizzazione di un sistema di monitoraggio del traffico navale nel Danubio del valore di 6,4 milioni di euro, mentre in Yemen si sta completando l’installazione di una rete VTMS per il controllo del Golfo di Aden. Si tratta di sei centri con stazioni radar nelle città di Mokha, Kokha, Miun, Khor, al Omirah, Al Shira, Shograh, acquistati in buona parte con fondi della cooperazione italiana. Nel biennio 2009-2010, la Farnesina ha destinato allo Yemen “aiuti” per un centinaio di milioni di euro, sessanta dei quali per “finanziare le prime due fasi del sistema VTMS e la formazione della Guardia costiera yemenita”, come riferisce l’ambasciata italiana nel paese arabo.
Nel marzo dello scorso anno, Selex Sistemi ha inoltre sottoscritto un contratto del valore di 25 milioni di euro per la fornitura di un VTMS al governo della Turchia. Il progetto prevede la creazione di un centro di controllo nazionale ad Ankara, tre centri regionali ad Izmit, Mersin e Izmir e ventiquattro siti sensori, ognuno equipaggiato con il “Lyra 50”. Molto più sostanzioso il contratto sottoscritto nell’ottobre 2009 con il governo libico del colonnello Gheddafi (300 milioni di euro) per un sofisticato sistema di controllo e vigilanza dei confini meridionali (quelli con Niger, Ciad e Sudan), contro gli ingressi “illegali” di migranti provenienti dall’Africa subsahariana. Dopo la sospensione forzata dei lavori per lo scoppio del conflitto in Libia, Selex e Finmeccanica si stanno adesso prodigando con i leader del “nuovo” corso di Tripoli perché siano confermate le commesse belliche già finanziate. Selex, spera di fornire ai libici pure i radar FADR (Fixed Air Defence Radar), modello RAT 31DL, per la difesa aerea e anti-missili, con una portata operativa di circa 500 Km, presentati al salone militare LABDEX 2008 di Tripoli, insieme al VTMS. Non meno controverso il contratto firmato nell’agosto 2010 con il ministero di sicurezza pubblica di Panama, per la fornitura di un sistema di sorveglianza marittima con un centro di controllo, otto stazioni locali e diciotto radar “Lyra 50” da dislocare su altrettanti siti costieri. Il VTMS panamense rientra nel programma di “cooperazione nell’area della sicurezza legata alla lotta al crimine organizzato e al narcotraffico”, firmato nel giugno 2010 dal premier Silvio Berlusconi e dal presidente della Repubblica di Panama, Ricardo Martinelli. Consegne di sistemi d’arma, unità navali, elicotteri e radar di produzione Finmeccanica in cambio di 180 milioni di euro, intermediario dell’affaire Valter Lavitola, procacciatore presunto di escort e veline per i festini del cavaliere.

venerdì 23 settembre 2011

SERVIZIO RADIO 24

Per facilitare l'ascolto del servizio no radar di radio 24 questo montaggio di foto e immagini dell'argomento
http://www.youtube.com/watch?v=L6PFFnPrI2Q lo trovate anche nel canale NO RADARS  di youtube
 http://www.youtube.com/watch?v=oU1jLVDUb8E&feature=related
ciao a tutti...domenica 25 settembre non dimenticate a capo pecora no radar trekking....

lunedì 12 settembre 2011

COMUNICATO STAMPA



Ieri sera (sabato 10 settembre) si è tenuta a Paulilatino la riunione mensile fra i Comitati No Radar sardi; hanno partecipato folte rappresentanze provenienti dai quattro siti nei quali dovrebbero essere installati i radar della Guardia di Finanza: Sant’Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes, Argentiera Sassari. Si è registrata con soddisfazione, oltre alla consueta presenza di Cagliari (solo recentemente si è avuta notizia della già avvenuta installazione di un radar proprio a Sant’Elia, facente parte delle ulteriori undici installazioni previste dalla Marina Militare), la partecipazione di  cittadini provenienti da altri comuni interessati da questa seconda tranche di radar, fra cui la qualificata presenza di Santa Teresa di Gallura.
La discussione ha interessato diversi temi fra cui la sensibilizzazione dei cittadini delle altre località individuate dalla Guardia Costiera sul territorio sardo, le iniziative da mettere in campo per richiamare l’attenzione sul tema della salvaguardia del territorio, dell’ambiente, della salute dei cittadini, oltre che dell’uso disinvolto di denaro pubblico (si parla di un costo delle reti radar intorno ai 400 milioni di euro) della progressiva e crescente militarizzazione del territorio, con particolare attenzione ai due prossimi eventi: la visita del giornalista e scrittore siciliano Antonio Mazzeo, autore di "I padrini del ponte" e vincitore del premio Giorgio Bassani-Italia Nostra 2010 (fra i primi a denunciare la costruzione di questi eco-mostri), e la data del  5 ottobre, contemporanea alla visita di Mazzeo, prevista per la pronuncia del Tar sui ricorsi presentati per tre dei siti, data per la quale si è deciso di effettuare un sit-in a Cagliari.
Si è discusso anche della imminente presentazione di un esposto alle Procure della Repubblica interessate dove vengono segnalate evidenti anomalie nell’iter autorizzativo e ipotesi di abuso nella fase di installazione dei cantieri.  
I Comitati hanno espresso cauta soddisfazione per  l’approvazione della mozione 130 contro i radar in Consiglio Regionale, augurandosi che alle buone intenzioni facciano seguito fatti concreti.
Ci si è aggiornati anche sulla raccolta delle firme NOradar, arrivate ormai a circa ventimila, che si presumono in forte aumento visto l’allargamento del fenomeno radar ad altri comuni sardi. Per questa ragione si propone anche di interessare, a livello istituzionale, l’ANCI, perché i sindaci già coinvolti rendano partecipi i loro colleghi di questa problematica. Il Comitato NOradar Sardegna si è inoltre impegnato a coordinarsi e collaborare con i Comitati Noradar esistenti nel resto d’Italia. 
Si è confermato che ogni comitato manterrà una propria autonomia organizzativa, promuovendo qualunque iniziativa utile alla causa comune; infine si è deciso di approfittare della bellissima location e della calorosa accoglienza del Teatro di Paulilatino (centrale in Sardegna rispetto alle sempre più numerose località interessate) per le prossime riunioni mensili del Comitato No Radar Sardegna, espressione dei comitati locali e dei tanti cittadini mobilitati per impedire l’installazione dei radar in Sardegna.
Ha chiuso la riunione il sindaco di Tresnuraghes:  ringraziando i Comitati per il loro importante lavoro nell’impedire l’installazione dei radar, ha ribadito il proprio impegno istituzionale, preannunciando fra l’altro l’invio di una lettera al Presidente Cappellacci.